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In un libro in inglese del 2001 - Parasitic Diseases of Wild Mammals (E. Williams e W. Samuel, Blackwell) - nell’esiguo paragrafo dedicato a Leishmania, a pagina 523 si legge (A.A. Kocan):
Even in areas without vectors, infected domestic dogs may pose a risk of accidental human exposure.
E poco dopo:
Persons handling biological material in endemic areas or dealing with animals with compatible clinical signs should consider the seriousness and potential for accidental exposure.
Le due affermazioni, per nulla referenziate, appaiono quantomeno questionabili, soprattutto perché non accompagnate da un minimo di precisazione in merito all’improbabilità o all’eccezionalità delle eventualità che vengono descritte (la presenza dei cani domestici infetti nelle aree senza il vettore ed il pericolo nel manipolare materiali biologici o, addirittura, animali con “segni clinici compatibili”). Del resto la natura prettamente indiretta della trasmissione del parassita, viene poco prima appena accennata (quasi incidentalmente). Come giustamente fanno notare T. Jones e R.C.A Thompson nelle loro recensioni del libro (rispettivamente su Veterinary Journal [2002;164(3):301-2] e Parasitology [2001;123(6):608]), è chiaro che un’opera tanto vasta e tutto sommato completa, possa contenere delle parti un po’ tirate via, sostanzialmente incomplete e poco soddisfacenti. Per L. Polley invece (Canadian Veterinary Journal, 2002;43(2):120) il lavoro è praticamente perfetto…
La notizia della proposta di legge sulla cosiddetta mutua per i piccoli animali domestici (cani, gatti, ecc.), rientra tra i provvedimenti potenzialmente positivi, ma poco applicabili, almeno nell’immediato. A parte tutte le ovvie difficoltà che, giustamente, l’ANMVI, evidenzia, sorgono spontanee alcune considerazioni in merito alla legislazione sugli animali. Si parla tanto di animalismo e di sensibilità della difesa e della tutela degli animali, ma in realtà , ancora oggi, gli animali non contano niente; sono ancora considerati cose, come normali oggetti soggetti alla comune compravendita e proprietà , come intese nell’atavico Codice Civile. Qualche legge e leggicchia, disattesa e male applicata, sovrastata da provvedimenti che considerano gli animali e chi li ama - ma anche chi, per professione, li curerebbe - meno che nulla, rivela una disattenzione ed un menefreghismo istituzionale e legislativo allarmante. Le multe per i veterinari che infrangono il codice della strada per sacrosante urgenze veterinarie, l’immonda pratica, che non si riesce ad arginare, delle importazioni dei cani dall’est Europa, la schifezza dei cuccioli e dei gattini nelle vetrine dei negozi, come capi d’abbigliamento od elettrodomestici, sono tutte situazioni che gridano dolorosamente vendetta al Dio protettore degli animali - se c’è - ed al buonsenso.
Un paio di ultime considerazioni: se davvero si vuole dare un aiuto a quanti si trovano in difficoltà per curare il proprio animale domestico, basterebbe intervenire sull’annullamento o riduzione dell’IVA sui farmaci e sulle prestazioni veterinarie, invece che pensare ad astrusi provvedimenti, poco applicabili, capaci solo di stimolare polemiche qualunquiste ed altrettanto demenziali. E poi chi si dovrebbe prendere carico delle cure mutualistiche? i veterinari delle AUSL che da anni si occupano solo di vaccini per la brucellosi bovina, di macellazione, di controlli nell’industria alimentare o, peggio, di lavori d’ufficio? …ci sarebbe quasi da ridere…
Infezioni batteriche e leishmaniosi nei bambini iraniani
0 commenti 30 settembre 2008 (00:37 51'') Leishmania in generaleInfezioni batteriche nei bambini con leishmaniosi viscerale: osservazioni nella provincia di Kerman, sud Iran, tra il 1997 ed il 2007
Barati M, Sharifi I, Daie Parizi M, Fasihi Harandi M - Ann Trop Med Parasitol. 2008 Oct;102(7):635-41 [abstract].
L’infezione batterica rappresenta un riscontro precoce nel decorso clinico della leishmaniosi viscerale (VL) ed è spesso documentata nella pratica ambulatoriale pediatrica nei casi d’infezione da Leishmania subclinica (asintomatica). Le ragioni precise per cui la VL sembra spesso indurre un aumento della sensibilità alle infezioni batteriche non sono chiare, anche se possono contribuire fattori come la leucopenia e la malnutrizione che sono spesso associate alla VL. Nella VL frequentemente le infezioni batteriche secondarie rappresentano la principale causa di morte. In questo studio le infezioni batteriche sono state riscontrate nel 42% dei casi pediatrici di VL, con infezioni urinarie e setticemie particolarmente frequenti. La maggior parte dei batteri Gram+ erano del genere Staphylococcus, mentre la maggior parte dei Gram- appartenevano alla famiglia delle Enterobacteriaceae.
Si ritiene che in Iran la VL sia causata solo da L. infantum di tipo mediterraneo, per la maggior parte dei casi riscontrata in bambini d’età inferiore a 10 anni. In questo studio, come anche in altri lavori precedenti, la maggior parte dei pazienti erano bambini maschi (con un rapporto maschi:femmine di 1,8), probabilmente per differenze legate al genere nell’esposizione ai flebotomi potenzialmente infetti oppure anche a differenti sensibilità da cause ormonali. Nei Paesi musulmani come l’Iran, dove i bambini maschi sono meno coperti dai vestiti rispetto alle bambine è facile comprendere perché i primi vengano punti dai flebotomi più frequentemente. In Iran i due generi hanno uguale accesso alle cure sanitarie, con trattamenti generalmente gratuiti nei centri sanitari periferici.
Nei casi di VL con infezioni batteriche si riscontrano concentrazioni emoglobiniche più basse e leucopenia più pronunciata rispetto ai casi con la sola VL. In questo studio non è stata riscontrata una differenza significativa per quanto riguarda la leucopenia nei casi di coinfezione rispetto a quelli con la sola VL, mentre è stata rilevata una differenza significativa per quanto riguarda la concentrazione emoglobinica e la conta piastrinica (più basse nelle coinfezioni). La leucopenia è un riscontro molto frequente nei pazienti leishmaniotici, probabilmente a causa dell’ipersplenismo (con o senza ipoplasia) o della soppressione midollare e dell’emofagocitosi. Anche la trombocitopenia è frequente nella VL: il 73% dei bambini di questo studio avevano meno di 150.000 piastrine/μl; nella VL la conta piastrinica va monitorata attentamente perché può essere alla base di gravi emorragie.
Probabilmente la malnutrizione sopprime l’immunità cellulomediata dei soggetti infetti da Leishmania, aumentando il rischio e la rapidità dello sviluppo e/o della gravità della forma sintomatica. In Brasile è stato riscontrato che i bambini malnutriti hanno una probabilità 9 volte superiore di sviluppare la forma classica di VL rispetto a quelli ben nutriti. In questo lavoro è stato riscontrato che l’88% dei bambini (sia con VL semplice che coinfetti) erano denutriti.
Le infezioni batteriche secondarie sono tra le principali complicanze associate alla VL e possono essere rilevate spesso anche nelle forme d’infezione asintomatica. Rappresentano di frequente la causa di morte nei casi fatali di VL o comunque la ragione del prolungamento dei tempi di degenza ospedaliera. Le principali cause immediate di morte osservate in questo studio - infezioni batteriche, emorragie, insufficienza epatica, probabilmente esacerbate dall’anemia - rappresentano in generale cause comuni di decesso nei casi di VL.
In conclusione la VL frequentemente determina leucopenia ed immunosoppressione, facilitando lo sviluppo delle infezioni batteriche secondarie che spesso rappresentano la causa di morte. Per questo nella VL deve essere raccomandato l’impiego empirico degli antibiotici ad ampio spettro, soprattutto nei casi pediatrici che già presentano evidenze cliniche e/o laboratoristiche d’infezione batterica. È fondamentale la pronta diagnosi ed il trattamento sia della VL che delle infezioni batteriche secondarie.
Studio sull’efficacia dell’associazione miltefosina più allopurinolo in cani leishmaniotici
0 commenti 28 settembre 2008 (02:44 55'')
Manna L, Vitale F, Reale S, Picillo E, Neglia G, Vescio F, Gravino AE - Vet J. 2008 Sep 23. [Epub ahead of print] [abstract].
La miltefosina, un alchilfosfolipide originariamente sviluppato come agente antineoplastico, è un nuovo farmaco per la terapia della leishmaniosi viscerale umana. Oltre ad essere direttamente tossica per il parassita, stimola l’attivazione dei linfociti T e dei macrofagi e la produzione delle sostanze intermedie microbicide attive del NO. È altamente efficace contro Leishmania nell’uomo, nel topo ed in vitro. Studi recenti hanno riportato buone risposte alla miltefosina nell’uomo, ma in molti pazienti sono stati osservati gravi effetti collaterali (per es.: trombocitopenia).
Lo studio ha incluso 28 cani, di diversi sesso e razza, con diagnosi di leishmaniosi sulla base dei segni clinici, dell’IFI e della PCR real-time. Prima della terapia in ogni paziente è stato eseguito un profilo biochimico (proteine totali, creatinina, BUN, globuline ed albumina) e l’esame delle urine. La condizione clinica dei cani è stata classificata sulla base di un punteggio, da 0 a 12, che ha incluso la presenza e la gravità dei segni clinici (lesioni cutanee, perdita di peso, diarrea emorragica, ipertermia, lesioni oculari, orchite, ematuria) ed il titolo IFI (1/40, 1/80-1/160, >1/160); il punteggio clinico è stato stabilito prima della terapia e dopo 1, 3, 6, 9 e 12 mesi. Agli stessi intervalli è stata eseguita la PCR real-time su sangue intero ed agoaspirato linfonodale. I controlli sono stati rappresentati dai campioni prelevati da 15 cani abruzzesi (leishmaniosi canina non endemica). I 28 cani sono stati trattati con miltefosina (2 mg/kg/die OS) ed allopurinolo (10 mg/kg/die OS) per 30 giorni, e poi col solo allopurinolo per altri 11 mesi . Alcuni soggetti hanno ricevuto un secondo ciclo di miltefosina entro 6 mesi dal primo, in seguito a recidiva clinica (gruppo R, 4 cani); 4 soggetti (gruppo A2), con carica parassitaria rimasta piuttosto elevata, hanno ricevuto il secondo ciclo, sempre entro 6 mesi dal primo, per stabilire se l’ulteriore trattamento fosse in grado di eradicare i parassiti residui. Due dei 28 cani sono andati in insufficienza renale (BUN > 200 mg/dl, creatininemia > 2,4 mg/dl) quasi al momento della diagnosi e sono morti 3-5 giorni dopo l’inizio del trattamento. Altri due cani hanno avuto effetti collaterali (nausea, vomito, riduzione di WBC ed RBC) 7 giorni dopo l’inizio della terapia che è stata interrotta ed i due soggetti sono stati esclusi dal follow-up (totale dei cani monitorati per 12 mesi: 24).
Dopo 1 mese di terapia, i 24 cani hanno mostrato un progressivo miglioramento clinico (la media del punteggio clinico è passata da 5,19 a 2,1), tra cui la diminuzione del titolo sierologico ed una marcata riduzione del DNA parassitario nelle biopsie linfonodali (riduzione non verificatasi nel sangue, in cui, comunque, la carica è sempre stata molto inferiore rispetto ai linfonodi). Entro 6 mesi, 4 cani (gruppo R) sono andati incontro a recidiva dei segni clinici (3 il terzo mese ed 1 il quarto); questi soggetti R hanno ricevuto un altro mese di miltefosina. La PCR real-time è rimasta positiva in tutti i cani di tutti i gruppi ad ogni controllo, anche se la riduzione della carica linfonodale media è risultata notevole (nei 16 cani A1: da 2843 al T0 a 147,35 al T12 [dodicesimo mese]; nei 4 cani A2: da 4892 al T0 a 57,85 al T12; nei 4 cani R: da 3435 al T0 a 107,25 al T12).
Nella terapia della leishmaniosi viscerale in pazienti umani coinfetti da HIV, nonostante l’iniziale miglioramento clinico, la miltefosina da sola non è risultata in grado di curare le recidive. Gli Autori hanno recentemente testato la miltefosina in monoterapia in cani leishmaniotici e, dopo una diminuzione della carica parassitaria nei tessuti, sono state osservate recidive col concomitante aumento parassitario. In questo studio, dopo un mese di terapia associata miltefosina ed allopurinolo, è stata osservata un’evidente e progressiva diminuzione del DNA parassitario nei linfonodi, senza però ottenere la completa eradicazione, neppure con un secondo ciclo. È probabile che la bassa carica registrata durante il follow-up di 12 mesi sia stata dovuta all’attività dell’allopurinolo dopo la sospensione della miltefosina. Gli Autori rilevano che, benché il secondo ciclo di miltefosina non abbia ridotto significativamente la carica parassitaria nel gruppo R (cani andati incontro a recidiva), nel gruppo A2 (cani non andati incontro a recidiva ma con carica molto alta all’inizio [oltre 4000 in media] e sempre piuttosto elevata al T1 [633] ed al T3 [507]) è stata osservata una diminuzione significativa (al T6 [78,5], T9 [56] e T12 [58]) rispetto al T3; questo potrebbe giustificare un protocollo terapeutico di 2 mesi di miltefosina ed allopurinolo seguito solo da quest’ultimo per un lungo periodo (sono necessari ulteriori studi).
Conclusioni degli Autori:
- L’utilizzo della miltefosina nella terapia della leishmaniosi deve essere valutato con attenzione. Com’è stato dimostrato dall’impiego degli antimoniali nell’uomo e nel cane, può essere indotta farmacoresistenza nel parassita. Per farmaci come la miltefosina, che ha una lunga emivita ed una tendenza a selezionare stipiti resistenti, è essenziale il monitoraggio della dose giornaliera e del completamento della terapia;
- L’associazione miltefosina-allopurinolo si è rivelata un buon protocollo per controllare e rallentare la progressione della malattia;
- I nuovi mezzi diagnostici molecolari, come la PCR real-time (quantitativa), sono un valido strumento per monitorare il trattamento, anche nella prospettiva di un’eventuale riduzione del dosaggio, in funzione della diminuzione della carica parassitaria, per limitare il rischio degli effetti collaterali.
Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: LE PAROLE SONO IMPORTANTI!
Nanni Moretti (”Palombella Rossa”)
Uno degli errori più banali - ma anche più fastidiosi - che commettono anche esimi scienziati, è quello di parlare (scrivere) di leishmaniosi canina identificandola con l’infezione. Una volta per tutte: la leishmaniosi canina è la malattia, che è dovuta all’infezione (in ambito parassitologico si può parlare anche d’infestazione o infestione, ma con i microrganismi è più opportuno riferirsi all’infezione). I metodi diagnostici specifici, come la sierologia e la PCR, non permettono la diagnosi di leishmaniosi canina (o la sua esclusione), ma solo dell’infezione da Leishmania (o la sua esclusione). Il rilievo dell’infezione, insieme con l’evidenza dei segni e dei sintomi clinici, permettono la diagnosi della malattia leishmaniosi canina.

Alcuni anni fa la rivista ufficiale della SCIVAC Veterinaria era formata (quasi) esclusivamente da articoli, usciti su altre pubblicazioni straniere, tradotti in italiano. La cosa spiacevole era che si trattava di lavori pubblicati anche diversi mesi prima, e quindi il veterinario associato poteva avere la spiacevole sensazione di godere di un’informazione scientifica differita, datata o comunque vecchia. Successivamente la rivista ha cominciato a pubblicare lavori esclusivamente originali e la sensazione è svanita. È anche vero che l’usanza di qualche tempo fa poteva avere senso, in considerazione della diffusione scarsissima dei metodi d’informazione alternativi (Internet) che poi si sono sviluppati e diffusi negli anni più recenti; per cui se un articolo era meritorio, molto probabilmente sarebbe sfuggito ai più (forse con la sola esclusione degli operatori accademici che hanno sempre potuto contare sulle ampissime fonti bibliografiche universitarie).
Ma ancora oggi ci sono pubblicazioni che non hanno abbandonato la condotta dell’informazione medica veterinaria vetusta. Per esempio La Settimana Veterinaria (Pointvet), che nel complesso è generalmente superiore all’analoga Professione Veterinaria (organo ufficiale dell’ANMVI), nel numero 619 (10 settembre 2008) riporta in ultima pagina una notizia (”Alcuni segreti degli anfibi possono aiutare le cicatrici dell’uomo a guarire”) la cui fonte è un articolo dell’Observer del 18 novembre 2007. Francamente ci si aspetterebbe qualcosa di un po’ più aggiornato. Allo stesso modo Summa Animali da Compagnia (Pointvet) - rivista in realtà notevole, superiore sia a Veterinaria che a O&DV - riporta diversi articoli tradotti dalla controparte francese (Le Point Vétérinaire), pubblicati originariamente da alcuni a molti mesi prima. Anche se in genere si tratta di casi clinici il cui interesse dovrebbe essere senza tempo, per quale ragione un veterinario italiano ne dovrebbe venire a conoscenza 6 o 7 mesi dopo ad uno francese?
Effetti del prednisone sull’emostasi in cani leishmaniotici trattati con AnM ed allopurinolo
0 commenti 11 settembre 2008 (22:45 03'')Cortese L, Pelagalli A, Piantedosi D, Mastellone V, Loria AD, Lombardi P, Ciaramella P, Avallone L - Vet J. 2008 Sep;177(3):405-10 [abstract].

Sono stati studiati 30 cani naturalmente infetti da Leishmania infantum per determinare gli effetti della terapia sull’emostasi. Gli animali sono stati suddivisi in due gruppi: uno (G1) è stato trattato con l’associazione AnM ed allopurinolo, l’altro (G2) con la stessa associazione più prednisone (OS: 2 mg/kg/die per 7 gg, 1 mg/kg/die per altri 7 gg e 0,5 mg/kg/die per ulteriori 7 gg); inoltre sono stati utilizzati 10 cani sani non trattati come controlli (GC). Al giorno 0, 15, 30 e 60 sono stati eseguiti l’esame clinico, la determinazione dell’aggregazione piastrinica (ADP e collagene di tipo I), dei fattori della coagulazione (PT, APTT e fibrinogeno) e dei parametri biochimici (proteine totali, sieroelettroforesi, ALT, creatinina e BUN). È stato rilevato un miglioramento significativo dell’aggregazione piastrinica al giorno 60 di terapia nel G1 ed al giorno 15 nel G2, pur restando in entrambi i gruppi inferiore rispetto al GC alla fine dello studio.
I risultati suggeriscono che il prednisone può essere utile nella terapia dei disordini emostatici in corso di leishmaniosi canina. Gli Autori riportano che il farmaco determina non solo un miglioramento più rapido della funzione piastrinica ma anche una completa remissione della disfunzione piastrinica. Probabilmente quest’effetto è dovuto all’azione su specifici anticorpi anti-piastrine (IgM, IgG), tramite l’alterazione dei recettori coinvolti nella funzione di aggregazione di queste cellule. Secondo gli Autori potrebbe essere obiettato che il dosaggio del prednisone in questo studio non è immunosoppressivo benché sia di molto superiore al normale dosaggio antiinfiammatorio consigliato in corso di leishmaniosi (0,5-1,2 mg/kg/die). Il prednisone viene utilizzato comunemente a dosaggio immunosoppressivo per controllare alterazioni immunopatologiche come la glomerulonefrite, la cheratite, l’uveite e la poliartrite, ma dosaggi immunosoppressivi (2,2 mg/kg q12hh) sono considerati pericolosi in corso di leishmaniosi per il rischio di effetti collaterali, per le proprietà cataboliche, ipoalbuminemiche ed immunosoppressive dei cortisonici. Comunque sia, il regime utilizzato nello studio ha permesso un rapido miglioramento della funzione piastrinica senza effetti collaterali (nel G2: l’ALT media è passata da 51,3 ± 8,6 UI/l al giorno 0, a 38,6 ± 9,4 al giorno 60; la BUN media da 51,3 ±8,6 mg/dl a 43,8 ± 7,8; la creatininemia media da 1,7 ± 0,6 mg/dl a 0,9 ± 0,2).
L’utilizzo dei cortisonici va comunque sempre ponderato attentamente in corso di leishmaniosi canina, tenendo ben presenti i rischi ed i possibili benefici del loro utilizzo.


