Risolto il problema della leishmaniosi canina?
Leishmaniosi canina
Ovvero il casino del caso miltefosina
Alcuni giorni fa il mondo dei proprietari di cani leishmaniotici è stato scosso dalla diffusione di notizie riguardanti un nuovo farmaco (ma è almeno dal 2002 che sta destando interesse) che avrebbe dovuto curare definitivamente gli animali ammalati: la miltefosina (esa-decil-fosfo-colina). Vengono riportati anche racconti di cani che sarebbero stati curati (con successo) con questa molecola, così come il fatto che la Virbac™ in Francia starebbe portando avanti una sperimentazione sul cane e l’imminenza di un arruolamento di veterinari italiani in questo senso (ed effettivamente è vero che il farmaco, così come alcune molecole immunomodulanti, sia sottoposto a studi clinici [Oliva et al., 2004]). Attualmente non c’è nessun dato scientificamente accettabile che possa avallare l’utilizzo della miltefosina nella terapia della leishmaniosi canina.
Il meccanismo d’azione leishmanicida della miltefosina resta sostanzialmente sconosciuto, anche se ci sono ipotesi riguardanti una primaria interferenza sulla membrana del parassita (Prasad et al., 2004) e l’induzione di una sorta di apoptosi (morte cellulare programmata, anche evento fisiologico delle cellule dell’organismo), soprattutto tramite modificazioni al patrimonio genetico di Leishmania (Paris et al., 2004, Navin et al., 2004).
È un farmaco originariamente anti-cancro (medicina umana) ed infatti vengono riportati effetti collaterali (pare anche nel cane, ma sono segnalazioni ultra-aneddotiche) tipici di questi composti, come diarrea e soprattutto vomito, più o meno ben controllabile coi relativi farmaci anti-emetici. Però, se si considera che spesso i cani leishmaniotici sono almeno un po’ nefropatici, quindi poliurici, quindi a rischio di disidratazione, si può capire come quest’effetto collaterale non andrebbe sottovalutato).
Inoltre si segnalano gradi variabili di epatotossicità e nefrotossicità (Shyam Sundar et al., 2002, Prasad et al., 2004) (seppur reversibili [sì... reversibili nell'uomo... ma nel cane? e tutti i clinici sanno bene quale sia il rischio più grave di un cane leishmaniotico: l'insufficienza renale]).
In medicina umana in un primo tempo venne usata come pomata nelle forme di leishmaniosi cutanea con ottimi risultati; poi si è iniziato a provarla nelle forme viscerali, tramite somministrazione orale. I trial clinici – neanche ultimati fin’ora – riportano un’efficacia del tutto incoraggiante (94% e 97% in due diverse fasi dei trial [Prasad et al., 2004]), ma sostanzialmente in linea con quella di altri farmaci (per esempio amphotericina B liposomiale [Shyam Sundar et al., 2002]). Nella terapia umana si sta rivelando comunque molto valida, soprattutto perché, essendo di nuova introduzione in questa malattia, è ben lontana dall’indurre la percentuale di farmacoresistenza, ormai verificatasi in molte aree del mondo da parte dei farmaci più tradizionali (antimoniali in primis), anche se sperimentalmente sono già stati evidenziati alcuni possibili meccanismi di resistenza alla miltefosina da parte di certe linee di Leishmania (Pérez-Victoria et al., 2003).
Allo stato attuale chiunque utilizzi la miltefosina per la terapia della leishmaniosi canina fa un salto nel buio, oltre che rischiare l’uso non eticamente (e legalmente-penalmente?) ineccepibile. Inoltre coloro che vantano la guarigione parassitologica (dai più considerata attualmente quasi un’utopia) la millantano perché non la provano (se fosse possibile provarla senza ombra di dubbio) e perché i tempi sono un po’ troppo prematuri per vedere eventuali recidive. Senza contare che, fino a prova contraria, quel 94-97% d’efficacia è da riferirsi all’uomo che, come sappiamo, risponde in generale molto meglio rispetto al cane, sia alla malattia in sé sia alla terapia.
2 commenti
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Ultima modifica: 12 febbraio 2013 @ 14:02 10''




ad aprile ho scoperto che il mio cane era ammalato e non so da quando, ho iniziato subito la terapia, ho ricontrollato i valori delle lesmania a settembre ed il titolo è rimasto invariato sono scesi solo un po i valori per quanto riguardano le proteine totali e il rapporto a/g mi chiedo se non provoco danni al mio cane se a distanza di quattro mesi gli rifaccio la terapia di milteforam tenendo conto che i reni non hanno danni ed il quadro clinico è discreto.
Dimenticavo il medico ha iniziato questa terapia sotto mia insistenza, e spero di farcela a curare il mio meticcio di bassotto che ha 4 anni e pesa circa dieci chili su questo medicinale non sono riportati quanti cicli si possono fare e gli effetti collaterali’, spero che mi vogliate rispondere gentilmente al piu presto perchè capirete quanto qusta cosa mi faccia stare male e vorrei guarire a tutti i costi la mia gaia, resto in attesa.
Ivano
Caro Ivano, ho il terribile sospetto che anche il mio meticcio di bassotto si sia ammalato di leishmaniosi, oggi l’ho portato nella clinica veterinaria e mi hanno fissato un appuntamento per lunedì prossimo. Vorrei tanto sbagliarmi, ma i sintomi visibili corrispondono a tutte le descrizioni che ho trovato navigando su internet. Visto che la tua cagnetta ha tale malattia da più di un anno, sono molto interessata a sapere se le cure sono andate a buon fine e se ora gode di buona salute, certamente i tuoi consigli mi saranno utili, visto che hai affrontato il problema che temo di dover affrontare anch’io.
Ti ringrazio anticipatamente per una tua graditissima risposta
Marina